Ma non potremmo lasciarla in pace, la bellezza? È proprio indispensabile costringerla su un tavolo settorio e incidere, e scavare fino a che l’eleganza, la raffinatezza, l’armonia non siano evaporate come l’anima da un cadavere?

Ovviamente in queste pagine la risposta è no, non la lasciamo in pace. Almeno per due ragioni: la prima è che la bellezza ci interroga e al tempo stesso ci racconta qualcosa di noi e del nostro modo di vedere il mondo; in secondo luogo perché, in casi come questo, l’armonia e l’eleganza sono come una porta socchiusa su una wunderkammer la cui ricchezza si comprende solo ammirando da vicino tutte le meraviglie che le sue teche e i suoi scaffali custodiscono, e finendo magari con lo scoprire che quello che appariva semplice ad un primo sguardo si complica, si impreziosisce di elementi che problematizzano le nostre certezze proprio quando le consideriamo acquisite.

Con un approccio semiotico si può dire che l’immagine di Felix Thiollier si articola (anche) secondo la categoria semantica che Greimas situa alla base delle strutture di valore collettive: quella che pone in opposizione natura e cultura12.

Collocando i concetti nel quadrato semiotico si ottiene il diagramma in figura3.

Decorando con nomi i lati della struttura è possibile aggiungere altri elementi che aiutano a cercare corrispondenze con il piano della rappresentazione fotografica.

Ad incrementare la forza dell’immagine, la stessa opposizione “natura/cultura” si ritrova sia nel primo piano sia nello sfondo, organizzata secondo assetti topologici diversi in una sorta di “varietate in unitas” che produce nuovi contenuti denotativi. In primo piano le figure del cavallo e della amazzone sembrano disporsi secondo una relazione di concordanza, attraverso la perfetta corrispondenza dell’inclinazione dei corpi esaltata dal parallelo perfetto tra il braccio sinistro della donna e la coda dell’animale. Anche la neve sollevata dagli zoccoli realizza una eco rarefatta del morbidissimo panneggio del soprabito e aumenta l’idea di una sorta di accordo tra le parti.

Inoltre la posizione dell’animale rispetto alla donna e la direzione sinistra-destra della loro corsa sembra indicare alle nostre abitudini di lettura una volontà (o attitudine) della “natura” di integrarsi nella “cultura”, la quale risponde a sua volta con un atteggiamento che oggi si direbbe “inclusivo”.

Nel quadrato semiotico questa interpretazione si può sintetizzare così:

Nel secondo piano, invece, le cose assumono un altro aspetto. Qui la relazione tra “natura” (il bosco) e “cultura” (il recinto) si realizza attraverso l’opposizione topologica radicale “verticale/orizzontale”: una categoria plastica cui simbolicamente si associa la categoria assiologica fondamentale dell’universo individuale, vale a dire quella che collega i concetti “vita” e “morte”. Il riferimento a questa coppia di entità si rafforza mentre si sovrappone a quella natura/cultura intorno a cui è stata centrata l’analisi se si considera che l’albero – elemento verticale/vivo/naturale – per l’intervento umano si trasforma nello steccato – elemento orizzontale/morto/culturale. La traiettoria tracciata sul dagli elemento dello sfondo sul quadrato ha l’andamento:

Due fattori mettono in contatto lo sfondo con il primo piano dell’immagine e provvedono ad intersecare le letture emerse finora: innanzi tutto la posizione relativa degli elementi nei due diversi ambiti, con la componente culturale che precede quella naturale lungo l’asse della profondità. Questa disposizione spaziale suggerisce quella logico-temporale antecedente/conseguente e può essere interpretata come una relazione di predominanza e controllo da parte della componente che ha la precedenza nella disposizione spaziale. È poi c’è lui,, il frustino nelle mani dell’amazzone, un oggetto che riporta alle stecche verticali della palizzata e quindi all’elemento disforico della configurazione dello sfondo. Nel contesto della coppia donna/animale il frustino evidenzia la sua funzione oggettiva e simbolica di volontà di dominazione e controllo. Il suo parallelismo perfetto con le zampe del cavallo smette di assumere un senso di apertura e assecondamento fine a se stesso e diventa l’espressione della perfetta conoscenza del comportamento animale da parte dell’uomo, che di una tale conoscenza si serve per affermare la propria supremazia. Il percorso complessivo sul quadrato si chiude quindi sul concetto di cultura, che risulta il dominatore di questo testo visivo.

Attraverso l’eleganza e il fascino dell’immagine affiora quindi un significato legato alla posizione dell’uomo nei confronti del mondo che lo circonda. Nulla di più probabile che l’interpretazione di un tale significato e il corrispondente l’impatto emotivo sull’osservatore si siano modificati dagli anni positivi in cui è stata scattata a quelli più problematici in cui oggi noi la guardiamo. D’altra parte la forza di un’immagine si misura anche nella sua capacità di dialogare negli anni con contesti storici ed estetici diversi tra loro e da quelli in cui era immersa al momento della sua realizzazione.

Di intatto resta la bellezza, che ancora adesso, anche dopo la dissezione analitica dell’immagine, attraverso un velo di dubbio e insicurezza ancora è in grado di coinvolgerci.

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  1. Si tratta di due termini che negli ultimi decenni sono più volte stati sottoposti a nuove interpretazioni che hanno coinvolto anche le loro relazioni reciproche: qui mi limito a riferirmi alle loro accezioni più vicine al senso comune, quelle che vedono la natura come ciò che preesiste l’uomo e la sua azione, e la cultura come tutto ciò che si può ricondurre all’azione dell’essere umano[]
  2. A rigor di logica, nulla di ciò che si vede nella fotografia risponde al concetto di oggetto naturale come “entità estranea all’azione dell’uomo”. Ma nella sua accezione corrente l’idea di natura ha risentito della forte urbanizzazione che ha caratterizzato le trasformazioni della civiltà contemporanea, per cui si tende ad associare all’immagine di natura anche (e forse soprattutto) le manifestazioni culturali legate a luoghi estranei ai centri urbani. In altre parole un campo di lavanda o un piccolo villaggio di pescatori sono considerati “naturali” al pari di una deserto inesplorato o di una inaccessibile catena montuosa[]
  3. Rispetto alla letteratura sull’argomento, ho scelto di ribaltare l’ordine con cui i termini sono collocati solitamente in questo quadrato per evitare la corrispondenza geometrica tra le posizioni degli elementi nell’immagine e quelle dei corrispondenti concetti nel quadrato, che è una struttura che modella esclusivamente una porzione del dominio del contenuto che l’immagine, secondo questa analisi, sottende.[]

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