A. Luise - Trapani - 2025

Magari non saremmo in grado di darne una definizione precisa, ma tutti abbiamo un’idea di cosa sia un concetto. Possiamo anzi dire di averne letteralmente la testa piena. Più complicato è spiegare come ci siano finiti, lì dentro, se per un lascito spirituale di una entità metafisica o come effetto di un esercizio tattico delle nostre facoltà di fare esperienza del mondo.

In ogni caso sembrerebbe difficile che ci siano arrivati attraverso delle fotografie, e non solo perché miliardi di uomini hanno elaborato ed usato i loro concetti quando la Fotografia era ancora un gioco nella fantasia degli dei. Il vero ostacolo è per così dire ontologico: le immagini fotografiche sono per loro natura analitiche in quanto operano sul caso singolo, sul particolare estrapolato dal suo contesto di realtà; i concetti sono invece entità sostanzialmente sintetiche. Potremmo quindi supporre che la relazione dei concetti con le fotografie sia la stessa che li lega ai soggetti fotografati.

Questione chiusa, allora? Non è detto: se è vero che tra le centinaia di fotografie di rose che ci è capitato di osservare è improbabile ce ne sia mai stata una che raffigurasse il concetto di rosa, per altri tipi di concetti – e curiosamente proprio quelli che si riferiscono ad entità astratte – le cose stanno in modo diverso. In questi casi se il fotogramma è stato capace di catturare l’istante in cui la realtà si è posta “in asse” con il concetto, la capacità della Fotografia di estrarre e congelare il momento non solo può costituire una riflessione su quel particolare concetto, ma anche darci un contributo a farci un’idea cosa sia un concetto in generale e come si installa e lavora nella nostra mente.

Ad esempio in questa immagine di Antonio Luise ogni cosa ci parla del tempo, e lo fa in un modo molto preciso. Ad iniziare dalla dimensione cromatica, così vicina alle rese di mezzo secolo fa, e da quella eidetica, con i contorni così inconfondibilmente analogici. In una fotografia contemporanea – lo scatto è del 2025 – queste proprietà fondano il piano plastico di un’immagine che riproduce il presente con le modalità del passato o meglio, dato che la Fotografia non può che riprodurre il proprio presente, come una fotografia che “immagina” il passato – nel senso che lo “mette in immagine”.

Questo impianto di base si rafforza attraverso le dialettiche innestate dalla dimensione topologica: le due figure in primo piano si trovano a destra, una regione che per le nostre abitudini di lettura stringe con la zona a sinistra una relazione sul piano dell’espressione a cui sul piano del contenuto corrisponde la categoria semica “prima/dopo”.

Il livello figurativo si organizza sul fondale preparato dall’organizzazione plastica secondo un assetto che ne asseconda e rafforza i rimandi semantici: la zona a sinistra è totalmente caratterizzata da elementi temporalmente connotati come precedenti rispetto a quelli posti sulla parte destra: l’acqua e la terra, la natura del mare e la cultura del costruito che domina la porzione di terraferma visibile nell’immagine. Anche il gruppo di persone in acqua può essere posto in relazione simbolicamente temporale con la coppia in primo piano; oltre che sulla sezione sinistra del fotogramma, essi sono “lontani” rispetto ai due anziani “vicini”, e sviluppano in termini temporali di “prima/dopo” anche la contrapposizione topologica “dietro/avanti”. Ma le figure sullo sfondo sono anche “svestite” e quindi rimandano ad uno stato “naturale” antecedente a quello “socializzato” della coppia “vestita”.

Se si considera che i due personaggi in primo guardano verso quello che l’immagine connota come il passato, tutti questi elementi inducono a interpretare la fotografia come il “presente” che riflette e si confronta con il “passato”. Ma la rappresentazione non si ferma a questo stadio per così dire asettico; due elementi ulteriori connotano di una vena affettiva questa interpretazione: il muro sulla sinistra che si oppone al flusso del tempo rappresentato dal testo dell’immagine, e l’”ombra” che avvolge i due in contrapposizione alla “luce” che inonda la maggior parte della scena.

Lo stato dei due anziani appare allora quello del “presente senza futuro”, rivolto al passato non solo per gli sguardi della coppia, ma anche per le diagonali che l’ombra disegna in primissimo piano generando due linee che convergono verso la barca, con la prua rivolta verso i bagnanti e il mare aperto, luogo della nascita e origine del tempo percepito. Tuttavia l’imbarcazione è vuota e ferma, come bloccata ed inutilizzabile come mezzo per risalire le correnti del tempo.

Tutto lo scatto incarna quindi una riflessione visiva coerente sullo scorrere del tempo, sulla sua macchina inarrestabile che ci travolge e sul sentimento che questo flusso, inarrestabile eppure destinato ad arrestarsi, provoca negli esseri umani. Non so e non credo esista un decalogo della fotografia “concettuale”; ma nel caso qualcuno volesse mai compilarlo, questa immagine di Antonio Luise potrebbe essere un buon punto di partenza; di sicuro non dovrebbe essere trascurata.

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