{"id":773,"date":"2026-05-03T16:33:22","date_gmt":"2026-05-03T15:33:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iperfocale.com\/?p=773"},"modified":"2026-05-03T16:33:23","modified_gmt":"2026-05-03T15:33:23","slug":"v-manchia-dentro-limmagine-einaudi-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iperfocale.com\/it\/v-manchia-dentro-limmagine-einaudi-2025\/","title":{"rendered":"V. Manchia &#8211; Dentro l&#8217;immagine &#8211; Einaudi, 2025"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"1538\" src=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/v-manchia-dentro-l-immagine-2025.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-775\" style=\"width:auto;height:640px\" srcset=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/v-manchia-dentro-l-immagine-2025.jpg 1000w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/v-manchia-dentro-l-immagine-2025-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/v-manchia-dentro-l-immagine-2025-666x1024.jpg 666w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/v-manchia-dentro-l-immagine-2025-768x1181.jpg 768w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/v-manchia-dentro-l-immagine-2025-999x1536.jpg 999w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Se c\u2019\u00e8 una cosa che l\u2019intelligenza artificiale generativa ci sta insegnando &#8211; anche se in realt\u00e0 ce lo sta solo ricordando &#8211; \u00e8 che non c\u2019\u00e8 nulla di scontato o di immediato nell\u2019atto di osservare le immagini e gli oggetti visivi artificiali in genere. Ognuno di questi oggetti, anche il pi\u00f9 astratto, ha un suo rapporto con la realt\u00e0, e le immagini generate dall\u2019IA non fanno eccezione; solo che nel loro caso la connessione \u00e8 in prima battuta con quella porzione di realt\u00e0 fatta a sua volta di immagini, ciascuna delle quali, in maniera pi\u00f9 o meno mediata, finisce prima o poi per riferirsi a una o pi\u00f9 di quelle entit\u00e0 fisiche o concettuali il cui complesso per convenzione \u00e8 chiamato \u201cmondo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Osservare un\u2019immagine in modo consapevole vuol proprio dire cercare di dipanare questo groviglio di riferimenti che ne costituisce il \u201csenso\u201d. Operazione che passa attraverso la riconsiderazione di ogni testo visivo come di un microcosmo dotato di una struttura interna che acquista significato non solo per i riferimenti mimetici alla realt\u00e0 &#8211; quelli che Roland Barthes chiamava \u201csignificati denotativi\u201d &#8211; ma anche attraverso le relazioni che l\u2019immagine stabilisce a vari livelli tra i suoi elementi costitutivi. Del resto questa \u00e8 l\u2019unica strada da seguire se si vuole rompere il velo di incomprensione e relativa diffidenza che accompagna l\u2019arte \u201cnon figurativa\u201d, vale a dire quella astratta o informale, che ancora oggi lascia sconcertati la gran parte dei suoi osservatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per sciogliere questi gomitoli di senso, spesso nascosti sotto l\u2019apparente evidenza di una mimesi perfetta, il primo, indispensabile passo \u00e8 concedere al nostro sguardo il tempo necessario per andare oltre l\u2019istante della \u201cprima vista\u201d, e accordare alle immagini, e in fin dei conti a noi stessi, quanto occorre per realizzare una esperienza estetica significativa. Ovviamente si tratta solo di una condizione necessaria: per scimmiottare Hjelmslev potremmo dire che la disponibilit\u00e0 a \u201cprenderci il nostro tempo\u201d trasforma la \u201cmateria\u201d temporale in \u201csostanza\u201d; il passo successivo \u00e8 organizzare questa sostanza in una \u201cforma\u201d, dandole una struttura \u201cdiscorsiva\u201d che traduca la \u201cnarrazione\u201d operata dal testo visivo e la renda accessibile alla nostra interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La semiotica visiva \u00e8 lo strumento ideale &#8211; anche se non il solo &#8211; per fissare i principi di un metodo a cui ispirare il nostro modo di accostarci alle immagini. Si tratta di un approccio &#8211; o meglio un ecosistema di approcci &#8211; che ha una storia che si avvia ormai verso i settant\u2019anni, anche se \u201csi \u00e8 dipanata attraverso varie esplorazioni e altrettanti cambi di rotta\u201d, come ci ricorda l\u2019autrice di questa preziosa \u201cmappa\u201d Einaudi. Traiettorie che ancora oggi possono disorientare chi cerca di ricavare da ricerche, saggi, manuali, articoli, tesi conferenze e seminari quanto serva ad approntare una cassetta degli attrezzi a cui mettere mano quando ci si voglia confrontare con un\u2019immagine. Fn dai tempi di De Saussure ogni tappa ha lasciato tracce di s\u00e9 nella semiotica visiva contemporanea: persino i tentativi poi abbandonati di definire un linguaggio visuale sulla falsariga di quello verbale &#8211; un\u2019impresa a cui tra gli altri si dedic\u00f2 lo stesso Barthes &#8211; hanno lasciato qualche eredit\u00e0 alla semiotica strutturale e interpretativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Purtroppo la tortuosa multidimensionalit\u00e0 del metodo non \u00e8 il solo lascito che la semiotica deve al suo passato; quello forse pi\u00f9 pesante \u00e8 una poco simpatica oscurit\u00e0 di linguaggio, una condiscendenza verso la contorsione retorica, una indulgenza verso il periodare esteso e complesso che \u00e8 stata la cifra di molta parte della saggistica semiotica italiana ed internazionale. Leggere un saggio di Algirdas Julien Greimas o di Louis Marin &#8211; e spesso anche di Paolo Fabbri e Omar Calabrese &#8211; \u00e8 un\u2019esperienza epifanica quanto un\u2019impresa impegnativa e rallentata da un argomentare pesante ed involuto che non \u00e8 esclusivo frutto dell\u2019osticit\u00e0 della materia. Il lavoro di Valentina Manchia si posiziona in una corrente forse accademicamente residuale, ma che nasce da una questione che la semiotica deve porre in agenda, se vuole scrollarsi di dosso la fama di disciplina esoterica e oscura che l\u2019accompagna, a volte anche con un apparente compiacimento; prima di chiarire l\u2019oggetto del discorso \u00e8 necessario insomma chiarire il discorso stesso, e farlo nel modo pi\u00f9 semplice possibile: ricorrendo ad una prosa chiara frutto di una benefica preoccupazione nei riguardi della comprensione del lettore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che si tratti di un obiettivo raggiungibile \u00e8 dimostrato proprio dalla esemplare chiarezza di questo volume, a cui il taglio introduttivo non impedisce di impostare una esposizione solida, articolata e sostanzialmente completa. Si parte tracciando il perimetro e le caratteristiche dell\u2019analisi semiotica applicata al visibile per passare ad un confronto con altri tipi di approcci &#8211; quello iconografico\/iconologico e quello basato sulla psicologia della percezione &#8211; con i quali ogni analisi che aspiri alla completezza deve confrontarsi ed integrarsi. Una breve storia della semiotica visiva, divisa per decenni a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, fornisce qualche informazione di contesto e porta ad una descrizione del metodo e dei concetti della semiotica visiva che occupa la parte pi\u00f9 corposa del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui il discorso \u00e8 diviso in due parti, rispettivamente dedicate alla dimensione figurativa e a quella plastica, che corrispondono alle due grandi aree di cui si compone la semiotica visiva strutturale, secondo l\u2019intuizione di Greimas. La prima prende le mosse dalle \u201cfigure\u201d intese come parti dell\u2019immagine riconoscibili quali oggetti del mondo; operazione tutt\u2019altro che immediata, e di cui Manchia mette in evidenza i punti pi\u00f9 delicati, primo tra tutti quello legato alla natura graduale della figurativit\u00e0, che si articola in una \u201cscala di somiglianze\u201d che va dall\u2019abbozzo e dallo schema alla resa iperrealistica, una scala i cui gradini sono necessariamente costruiti con dosi variabili di competenze culturali dell\u2019osservatore. Da qui si passa a riflettere su come l\u2019assetto figurativo di un\u2019immagine sia sempre in corrispondenza con una dimensione narrativa che l\u2019immagine statica pu\u00f2 solo evocare. Tutti questi elementi confluiscono verso la definizione del senso profondo dell\u2019immagine, costituito dai \u201cvalori\u201d di cui l\u2019artefatto si fa portatore agli occhi di chi lo guarda. Inserita in questa sezione anche la questione relativa all\u2019enunciazione, termine con cui la semiotica indica la produzione di un testo, e del portato di senso delle tracce che tale produzione lascia nel testo stesso. Si tratta di un argomento che in realt\u00e0 credo si possa considerare presente anche nella dimensione plastica, \u201cl\u2019altro visibile\u201d come lo definisce l\u2019autrice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Probabilmente questo aspetto, che mette in primo piano l\u2019organizzazione dell\u2019immagine in termini dei suoi elementi costitutivi (linee, colori, posizioni reciproche dei componenti), \u00e8 quello pi\u00f9 lontano dalla nostra comune esperienza di osservatori e proprio per questo pu\u00f2 risultare il pi\u00f9 illuminante, soprattutto nel nostro rapporto con l\u2019arte non figurativa. Ma interessanti scoperte le riserva anche nel caso di esplorazioni dell\u2019arte mimetica, mostrando come l\u2019organizzazione di base possa entrare in dialogo con quella figurativa realizzando quella \u201cdensit\u00e0 semantica\u201d e \u201csaturazione sintattica\u201d che Nelson Goodman individuava come due \u201csintomi dell\u2019estetico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui, come in tutto il lavoro, l\u2019esposizione si articola attraverso molti esempi, sia originali sia tratti dalla letteratura di riferimento per la materia; una conferma che quello semiotico \u00e8 un approccio in gran parte pragmatico, che richiede, oltre alla conoscenza teorica, una tecnica che si sviluppa e si affina solo attraverso il contatto autonomo e diretto con le opere, a partire ovviamente da quelle che sembrano offrirsi meglio al nostro sguardo analitico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche se il saggio \u00e8 dedicato in gran parte allo studio del singolo testo visivo non pu\u00f2 evitare il confronto con l\u2019attuale bulimica proliferazione delle immagini e su quanto questa sovraesposizione modifichi il nostro modo di guardarle e finanche il concetto stesso di immagine che si sta consolidando nella cultura di questo primo quarto del XXI secolo. Considerazioni introduttive, su un argomento che in questi ultimi tempi sta ricevendo attenzione teorica e che forse richiede competenze tecniche che reclamano un dialogo pi\u00f9 stretto tra discipline STEM e scienze umanistiche: in poche parole occorre la fondazione di una infosemiotica che permetta di studiare il senso degli aggregati di immagini a partire dalle stesse e dai sistemi messi a punto per la loro organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come \u00e8 lecito aspettarsi da un \u201cprimo libro\u201d, una bibliografia ragionata in chiusura fornisce qualche indicazione su quale possa essere il \u201csecondo\u201d; tra le indicazioni mi permetto di suggerire a chi volesse approfondire senza restare subito preda di trattazioni troppo astruse i lavori citati di Piero Polidoro e di Maria Pia Pozzato. Ovviamente i libri di Riccardo Falcinelli &#8211; Cromorama, Figure, Visus e per altri aspetti Guardare, Pensare, Progettare &#8211; restano un riferimento per chi voglia restare ancora un po\u2019 sul versante divulgativo con letture gradevoli e straordinariamente acute e brillanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un appunto finale alla realizzazione editoriale: per un testo che parla di immagini, riferendosi spesso alle loro caratteristiche cromatiche, la presenza di sole riproduzioni in bianco e nero \u00e8 senz\u2019altro un punto di debolezza. Ovviamente la disponibilit\u00e0 di materiale in rete consente al lettore \u201cvolenteroso\u201d di ovviare all\u2019inconveniente, ma non cancella la mancanza in un testo che per altro \u00e8 ottimamente confezionato, secondo la tradizione dell\u2019editore.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/arte-e-musica\/arte\/dentro-limmagine-valentina-manchia-9788806266240\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Valentina Manchia, Dentro l\u2019immagine. Il primo libro di semiotica visiva<br><\/a>2025. Piccola Biblioteca Einaudi. 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