{"id":465,"date":"2023-02-26T17:48:13","date_gmt":"2023-02-26T15:48:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iperfocale.com\/?p=465"},"modified":"2023-02-26T17:50:06","modified_gmt":"2023-02-26T15:50:06","slug":"la-trasfigurazione-del-seriale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iperfocale.com\/it\/la-trasfigurazione-del-seriale\/","title":{"rendered":"La Trasfigurazione del Seriale"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Mario-Schifano-Minerva-Auctions1x8-1024x512.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-471\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mario Schifano, Something else, smalto e collage su tela, cm 40\u00d740, 1961 &#8211; Elaborazione grafica di Giovanni Cappiello<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Otto quadrati rossi, tra loro somiglianti al punto da essere indistinguibili, dipinti su altrettanto indistinguibili tele: di questi, sei sono opere d&#8217;arte di autori diversi e di diverso titolo; una \u00e8 una tela preparata nientemeno che da Giorgione per un&#8217;opera mai realizzata; uno \u00e8 un semplice quadrato rosso senza nessuna velleit\u00e0 artistica; l&#8217;ultima, infine, \u00e8 una imitazione del precedente, opera del giovane artista J.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono gli oggetti protagonisti del pirotecnico attacco de La Trasfigurazione del Banale, l&#8217;arguta meditazione sull&#8217;arte di Arthur C. Danto, incardinata sulla ricerca delle propriet\u00e0 che permettono di distinguere le opere d&#8217;arte dai semplici oggetti, anche quando si somigliano tra loro al punto da non poter essere distinte le une dagli altri anche dalla pi\u00f9 attenta perlustrazione dei nostri sensi. In altre parole &#8211; le sue &#8211; quando le &#8220;opere d&#8217;arte&#8221; sono &#8220;indiscernibili&#8221; dalle &#8220;mere cose reali&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per fortuna gli artefatti di cui intendo occuparmi sono molto meno problematici: si tratta di oggetti dichiaratamente indiscernibili<sup><a href=\"#footnote_1_465\" id=\"identifier_1_465\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uso il termine &ldquo;indiscernibile&rdquo; in una dimensione puramente sensoriale, pi&ugrave; che nella accezione ontologica di Leibniz. Le propriet&agrave; cui si fa riferimento sono dunque quelle individuabili tramite l&rsquo;indagine, magari puntigliosa, di sensi ben sviluppati\">1<\/a><\/sup> tra loro a meno di un unico particolare, intenzionalmente creato e facilmente individuabile, che si ritrova su una sottoclasse di essi, mentre gli altri ne sono privi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una caratteristica singolare di questi oggetti \u00e8 di essere tanto comuni nel mondo della fotografia quanto rari &#8211; anzi, per quanto ne so, introvabili &#8211; al di fuori delle sue colonne d&#8217;Ercole. Se ne possono vedere molti esemplari nei siti di vendita online di qualche galleria e di molte agenzie. Gli esemplari riprodotti provengono ad esempio dal sito web dell&#8217;agenzia Magnum.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"749\" height=\"707\" src=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SitoMagnum03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-466\" srcset=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SitoMagnum03.jpg 749w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SitoMagnum03-300x283.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di stampe economiche di una famosissima immagine di un non meno celebre fotografo membro dell\u2019agenzia. Sono due edizioni libere, e, a quanto si legge sul sito, l\u2019unica differenza consiste nella presenza dell\u2019autografo dell\u2019autore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di proseguire una considerazione: il prezzo \u00e8 in linea generale un indice infedele del valore, tanto \u00e8 vero che quando si passa dal primo al secondo si usa introdurre il complemento \u201cdi mercato\u201d a specificare la sovranit\u00e0 limitata della moneta come determinatrice di merito. D\u2019altro canto, il prezzo di mercato ha l\u2019indubbia qualit\u00e0 di essere un parametro in gran parte condiviso; pu\u00f2 essere quindi comodo prenderlo in considerazione come un indice approssimativo ma qualitativamente congruente di un valore riconosciuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora, sottraendo con un\u2019operazione imprecisa e qualunquista il primo oggetto dal secondo si arriva al calcolo immediato del prezzo &#8211; e quindi di un approssimativo valore condiviso &#8211; di entrambi i componenti dei nostri oggetti. La proposta commerciale di Magnum, che si pu\u00f2 supporre in equilibrio con la domanda di stampe dei collezionisti dei fotografi dell\u2019agenzia, pone qualche questione sul rapporto tra l\u2019opera, il suo autore (almeno per quanto riguarda l\u2019autografo) e il lettore\/collezionista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo iniziare con l\u2019interrogarci sul rapporto tra l\u2019immagine e la firma da un lato e il supporto materiale dall\u2019altro. Detto diversamente: nel caso della copia autografata, il foglio appartiene all\u2019immagine ed ospita la firma o, viceversa, dobbiamo pensare che la stampa sia una coinquilina e che la padrona del fogli sia la firma? Per chiarire il punto, che, mi rendo conto, rischia di apparire un po\u2019 ozioso, pongo la questione in altri termini: supponiamo che io abbia trovato tra le carte di un vecchio zio un pezzo di carta con un autografo originale di Steve McCurry; e supponiamo che acquisti una copia non firmata del poster in figura. Se chiudo i due oggetti in una busta di plastica e li metto in vendita come lotto unico, il prezzo sar\u00e0 quello della copia autografata?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso si pensi che il prezzo dell\u2019insieme possa essere almeno uguale a quello della stampa autografata, si potrebbe dire che l\u2019autografo dell\u2019Autore valga a prescindere dalla stampa a cui si accompagna. Detto con le espressioni usate sopra, il foglio sarebbe il supporto della firma, e l\u2019immagine sarebbe semplicemente \u201cospitata\u201d su di esso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se invece questo accostamento a posteriori \u00e8 considerato meno prezioso della copia firmata allora si sta attribuendo alla firma sulla stampa un significato che merita di essere indagato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per procedere con pi\u00f9 chiarezza consideriamo un\u2019altra coppia di fotografie, sempre tratte dal negozio online di Magnum.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"730\" height=\"529\" src=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Cattura.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-467\" srcset=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Cattura.jpg 730w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Cattura-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si vede, le edizioni a confronto in questa seconda immagine sono caratterizzate da una tiratura limitata. La pagina di specifica indica che la prima tiratura \u00e8 di cento copie mentre la seconda, quella autografata, \u00e8 limitata a cinquanta esemplari.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"593\" height=\"220\" src=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SpecificheChristopherAnderson-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-468\" srcset=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SpecificheChristopherAnderson-2.jpg 593w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SpecificheChristopherAnderson-2-300x111.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dissimmetria rende il calcolo del prezzo della firma pi\u00f9 complesso del caso precedente, ma questo non \u00e8 un elemento che qui interessa pi\u00f9 di tanto. Piuttosto, continuando il ragionamento fatto a proposito dell\u2019autografo trovato nel cassetto, supponiamo che l\u2019agenzia abbia preparato cinquanta etichette e le abbia spedite all\u2019autore mentre nei suoi laboratori si provvede alla stampa dei poster. L\u2019autore firma le etichette e le rispedisce all\u2019agenzia che provvede a incollarle sulle stampe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui l\u2019autografo \u00e8 eseguito in vista della vendita della stampa; si tratta quindi di una circostanza diversa rispetto a quella immaginata prima, in cui la firma era totalmente scollegata dall\u2019esemplare a cui veniva a forza unita. Come ulteriore sottocaso si pu\u00f2 immaginare che l\u2019agenzia abbia prestampato su ciascuna etichetta il numero della copia su cui sar\u00e0 incollato. \u00c8 possibile dire in uno o in entrambi i casi che siamo di fronte ad una stampa autografata?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di abbandonare sbrigativamente il ragionamento per la sua manifesta vacuit\u00e0, vale la pena di dare un\u2019altra occhiata alla pagina delle specifiche del sito di Magnum.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SpecificheChristopherAnderson.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-469\" width=\"604\" height=\"445\" srcset=\"https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SpecificheChristopherAnderson.jpg 606w, https:\/\/www.iperfocale.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/SpecificheChristopherAnderson-300x221.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 604px) 100vw, 604px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si legge nella nota, sembra che ci\u00f2 che ho descritto \u00e8 quanto accade per le stampe \u201csigned\u201d di questi poster; la sola differenza \u00e8 che l\u2019etichetta arriva staccata dal poster (o dalla cornice) ed \u00e8 all&#8217;acquirente che viene affidato l\u2019incarico di incollarla alla stampa. Ad essere firmate e numerate sono quindi le etichette e non le stampe. C\u2019\u00e8 da chiedersi se questa circostanza &#8211; probabilmente dettata da opportunit\u00e0 logistiche &#8211; modifica il valore di questo articolo rispetto ad uno da esso indiscernibile a cui l\u2019autore avesse direttamente apposto la sua firma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma il viaggio di una firma dalla mano alla stampa \u00e8 pi\u00f9 complesso di quello che pu\u00f2 apparire a prima vista. Ma a questo punto \u00e8 forse il caso di chiedersi cosa ci fa un autografo su una stampa e quali sono le conseguenze del fatto che alcune stampe lo posseggono e altre no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo dal versante dell\u2019autore: per lui Innanzi tutto la firma potrebbe essere un mezzo dal sapore leggermente retr\u00f2 per definire la paternit\u00e0 dell&#8217;opera. Una premura che ovviamente ha senso solo per alcune immagini: che il ritratto della Afghan Girl sia di Steve McCurry \u00e8 una circostanza che nessuna firma pu\u00f2 avallare o mettere in dubbio. Autori di fotografie meno famose potrebbero trarre giovamento da questa pratica che, per il collezionista, potrebbe corrispondere ad una sorta di certificazione dell&#8217;autenticit\u00e0 dell&#8217;esemplare in suo possesso. Sempre che, nel caso di un processo caratterizzato da una serialit\u00e0 di tipo forte<sup><a href=\"#footnote_2_465\" id=\"identifier_2_465\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Con l&rsquo;espressione &ldquo;serialit&agrave; forte&rdquo; intendo un processo in grado di originare da una stessa matrice un numero virtualmente infinito di copie tra loro indiscernibili.\">2<\/a><\/sup> &#8211; ancor pi\u00f9 nel caso della fotografia digitale &#8211; si raggiunga un accezione condivisa del concetto di autenticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potrebbe infatti aver senso porsi una domanda: una firma autentica di un falso autore trasforma la stampa in un falso? E una firma falsa di un autore vero? La risposta a queste domande credo dipenda dalla firma. La mia firma su una stampa di una fotografia di Steve McCurry al pi\u00f9 imbratta l&#8217;esemplare ma probabilmente non ne altera lo stato di autenticit\u00e0. A rigor di logica \u00e8 anche ci\u00f2 che farebbe una firma di McCurry sulla stampa di una foto non sua, anche se in questo caso qualcuno (probabilmente non il vero autore) potrebbe pensare che l&#8217;immagine anonima risulti nobilitata dall&#8217;iniziativa. Nel caso invece in cui un abile falsario aggiunga una falsa firma di McCurry sulla stampa di una foto anonima i dubbi sarebbero molti meno. Si tratterebbe di un falso, reso ancor pi\u00f9 odioso da un sotteso tentativo fraudolento. Pi\u00f9 interessante \u00e8 l&#8217;ultimo caso: una falsa firma di McCurry apposta su una stampa di una sua fotografia. A prima vista anche questo dovrebbe essere assimilato al caso di una stampa &#8220;imbrattata&#8221; ma se la stampa prima dell&#8217;intervento era quella appartenente alla sottoclasse di sinistra in figura 1, quella &#8220;autografata&#8221; ambisce ad entrare furtivamente in quella di destra e quindi ad una quotazione superiore. Quindi possiamo dire che se rispetto agli esemplari della prima sottoclasse si tratta di un autentico esemplare imbrattato, rispetto a quelli della sottoclasse di destra si tratta sicuramente di un falso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Morte nel Coro<sup><a href=\"#footnote_3_465\" id=\"identifier_3_465\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;ispettore Barnaby &ndash; Morte nel Coro, ep. 7 st. 9, regia di S. Hellings, 1997\">3<\/a><\/sup>, Giles Armitage decide di commissionare ad un falsario la riproduzione di un ritratto a pastello di Johann Sebastian Bach opera di Elias Gottlob Haussmann, per vendere l\u2019originale all\u2019insaputa della moglie, che dell\u2019opera \u00e8 la legittima proprietaria. Ovviamente il progetto d\u00e0 il via ad una sanguinosa catena di delitti tipica della serie de L\u2019Ispettore Barnaby. In un clima pi\u00f9 leggero, Mr. Bean<sup><a href=\"#footnote_4_465\" id=\"identifier_4_465\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Mr.Bean, L&rsquo;ultima Catastrofe, regia di M. Smith, 1997\">4<\/a><\/sup>, indolente e maldestro custode di museo passato s\u00e9 nolente per esperto d\u2019arte, sostituisce con un poster del bookshop opportunamente trattato l\u2019originale de La Madre di James Whistler, da lui stesso rovinato con uno starnuto. Sono entrambi casi di falsificazione operata tramite sostituzione dell\u2019originale con una copia indiscernibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so quanto questa procedura sia comune nel mondo reale, ma credo che nel caso della fotografia sia difficilmente realizzabile e di dubbia utilit\u00e0. La Afghan Girl non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ritratta nelle condizioni in cui la ritrasse McCurry, cos\u00ec come la maggior parte delle fotografie che contengono persone o anche elementi di paesaggio. Qualche speranza in pi\u00f9 per il falsario ci sarebbe per immagini effettuate in studio di oggetti inanimati, ma probabilmente un truffatore penserebbe in ogni caso a procurarsi una copia digitale sufficientemente accurata della foto originale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra accezione della falsificazione artistica \u00e8 rappresentata da errate attribuzioni assegnate in maniera pi\u00f9 o meno fraudolenta ad opere realizzate \u00e0 la mani\u00e8re de. Come ad esempio accade in un altro episodio de L\u2019Ispettore Barnaby<sup><a href=\"#footnote_5_465\" id=\"identifier_5_465\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;Ispettore Barnaby &ndash; Il Taccuino Nero, ep. 2 st. 12, regia di P. Smith, 2009\">5<\/a><\/sup>, in cui Matilda Simms, mette di tanto in tanto in circolazione presunte tele del pittore David Hogdson (un pittore della prima met\u00e0 del XIX secolo) opera in realt\u00e0 di suo padre, il defunto pittore Arnold Simms. Qualcosa di simile potrebbe avvenire in fotografia, ma non credo che operazioni di questo tipo porterebbero molto lontano, a meno di non approfittare della improvvisa popolarit\u00e0 di un autore del passato appena riscoperto. Posso immaginare presunti ritrovamenti di negativi di Vivian Meier custoditi al di fuori del famoso box in cui il suo corpus \u00e8 stato ritrovato da John Maloof, ma una foto &#8220;ritrovata&#8221; di Henri Cartier-Bresson o Luigi Ghirri mi sembra un evento improbabile, dato il lavoro di archiviazione e la notoriet\u00e0 degli autori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente per ragioni facilmente comprensibili non consiglierei ad un imbroglione di prendere in considerazione per la sua truffa autori viventi &#8211; come il nostro \u201cautore esemplare\u201d McCurry. Potrei firmare con il mio nome centinaia di ritratti della Afghan Girl ma non credo che riuscirei a venderne una sola come mia creazione originale. L\u2019attribuzione a Steve McCurry \u00e8 un fatto troppo noto perch\u00e9 una qualsiasi firma possa confermarlo o metterlo in dubbio. Naturalmente il viceversa \u00e8 pi\u00f9 pericoloso: potrei prendere un ritratto da me realizzato durante un mio soggiorno in un villaggio vacanze a Phuket e spacciarla per una fotografia di McCurry falsificando la sua firma. Ammesso che la mia falsificazione sia credibile, la truffa potrebbe comunque essere scoperta con una verifica negli archivi dell\u2019Autore. Non a caso, pi\u00f9 che la firma ad assicurare l&#8217;autenticit\u00e0 dell\u2019esemplare sono la disponibilit\u00e0 di un certificato (opportunamente dotato di dispositivi di verifica della sua autenticit\u00e0) e una registrazione fedele e completa della sua storia passata. Pi\u00f9 che garantire la provenienza di ci\u00f2 su cui \u00e8 appoggiata, la principale funzione della firma sembra essere per cos\u00ec dire l\u2019estrazione dell&#8217;esemplare segnato dal potenzialmente infinito flusso di repliche messe a disposizione dalla serialit\u00e0 forte del mezzo. Come dimostra il negozio online della Magnum, la firma \u00e8 un elemento di esclusivit\u00e0 il cui valore di mercato \u00e8 superiore a quello del numero di tiratura di un&#8217;edizione limitata, anche se il sito dell&#8217;agenzia non permette di confrontare i prezzi di una stampa della stessa qualit\u00e0 in edizione limitata senza firma e in edizione libera firmata. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma l&#8217;esaltazione dell&#8217;immagine nella sua dimensione ideale, indipendente dal supporto, la virtualizzazione introdotta dalla condivisione delle fotografie digitali, sembra non aver ancora trovato una sua strada nel mondo del collezionismo, che pare invece essere ancora attratto da caratteristiche di esclusivit\u00e0 o almeno da garanzie di proliferazione limitata degli esemplari. Sarebbe il caso di indagare quanto una limitazione forzata nel numero delle copie circolanti, sogno e incubo degli autori e dei collezionisti, sia in linea con l&#8217;ontologia del medium fotografico, ma l\u2019analisi ci allontanerebbe dal centro delle nostre riflessioni. Nel frattempo una svolta verso la valorizzazione della dimensione virtuale delle immagini anche nel collezionismo potrebbe essere rappresentata dall&#8217;avvento degli NFT, che offrono il diritto di propriet\u00e0 dell&#8217;immagine a collezionisti che sono dichiaratamente indifferenti alla proliferazione delle repliche, sia in forma digitale sia su supporti fisici di tipo pi\u00f9 convenzionale. Si pu\u00f2 dire che ci\u00f2 che un NFT mette a disposizione \u00e8 la propriet\u00e0 dell&#8217;immagine virtuale &#8211; anche se qualcuno pensa che ci\u00f2 che \u00e8 oggetto di scambio sia in realt\u00e0 la &#8220;propriet\u00e0 virtuale dell&#8217;immagine&#8221; &#8211; che sta alle sue riproduzioni fisiche come l&#8217;immagine della Monna Lisa sta ai poster in vendita al bookshop del Louvre. Mi rendo conto che questa affermazione lascia in sospeso la questione della relazione tra l&#8217;immagine della Gioconda e la sua riproduzione appesa nella Salle des Etats del museo parigino. Ma la complessit\u00e0 dell&#8217;argomento credo meriti una riflessione a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche perch\u00e9 l\u2019ultima funzione della firma fotografica che resta da analizzare ci allontana ulteriormente dalla stabilizzazione a livello di mercato del concetto di ineffabilit\u00e0 dell\u2019immagine come ente astratto: per il collezionista la firma rappresenta o pu\u00f2 rappresentare la testimonianza del momento di un contatto concreto tra l\u2019esemplare in suo possesso e l\u2019Autore, contatto che \u201cscalda\u201d un medium freddo di suo e ancora di pi\u00f9 raffreddato dalle attuali procedure di replica e distribuzione meccanica delle copie. \u00c8 noto che l\u2019attuale processo di produzione delle stampe pu\u00f2 realizzarsi &#8211; e spesso si realizza &#8211; in assenza dell\u2019autore; dopo una supervisione della preparazione delle copie per la stampa &#8211; molti dei fotografi pi\u00f9 affermati si avvalgono dell\u2019ausilio di collaboratori per la post-produzione dei propri scatti &#8211; la fase di stampa pu\u00f2 virtualmente essere eseguita in un qualsiasi laboratorio professionale, dotato di dispositivi di stampa adeguati. Qualcosa del genere avviene anche con la fotografia a pellicola (e infatti il nome dello stampatore si affianca spesso a quello del fotografo) , ma il processo digitale sembra privare di ogni tepore umano la produzione di un oggetto che fatichiamo a pensare come artistico senza la fragranza del contatto con chi quel processo l&#8217;ha avviato e abbandonato subito dopo il primo.stadio.<br>Insomma sembra che il Lettore, che Roland Barthes e gli strutturalisti volevano far nascere dalle ceneri dell&#8217;Autore, non sia ancora pronto ad elaborare il suo lutto; e la firma, a cui si riconosce un valore &#8220;di mercato&#8221; superiore a quello della riproduzione dell&#8217;immagine, rappresenta un modo, mediato ma oggettivo, per rassicurarci che, da qualche parte, l&#8217;Autore ancora c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_1_465\" class=\"footnote\">Uso il termine \u201cindiscernibile\u201d in una dimensione puramente sensoriale, pi\u00f9 che nella accezione ontologica di Leibniz. Le propriet\u00e0 cui si fa riferimento sono dunque quelle individuabili tramite l\u2019indagine, magari puntigliosa, di sensi ben sviluppati<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_1_465\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_465\" class=\"footnote\">Con l\u2019espressione \u201cserialit\u00e0 forte\u201d intendo un processo in grado di originare da una stessa matrice un numero virtualmente infinito di copie tra loro indiscernibili.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_2_465\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_465\" class=\"footnote\">L\u2019ispettore Barnaby &#8211; Morte nel Coro, ep. 7 st. 9, regia di S. 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