{"id":624,"date":"2025-09-20T14:36:01","date_gmt":"2025-09-20T12:36:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iperfocale.com\/?p=624"},"modified":"2025-12-21T14:54:32","modified_gmt":"2025-12-21T12:54:32","slug":"il-volo-del-cardellino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iperfocale.com\/en\/il-volo-del-cardellino\/","title":{"rendered":"The Flight of the Goldfinch"},"content":{"rendered":"\r\n<p><em>English version in preparation.<\/em><\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph --> <!-- wp:paragraph -->\r\n\r\n\r\n<!-- wp:heading -->\r\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Riflessioni poco accademiche sulla ricerca del significato delle opere d\u2019arte<\/h2>\r\n<!-- \/wp:heading -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph {\"dropCap\":true} -->\r\n<p class=\"has-drop-cap\">La domanda \u201ccosa significa?\u201d \u00e8 uno dei quesiti fondamentali che l\u2019uomo pone a se stesso, in quanto lo identifica come \u201canimale simbolico\u201d, come un&#8217;entit\u00e0 mossa da una tendenza quasi compulsiva a vedere in ogni evento un riferimento a qualcos\u2019altro, magari non direttamente percepibile nel corso dell\u2019evento stesso.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Nel caso dell\u2019incontro con l\u2019opera d\u2019arte per\u00f2 questa domanda sembra assumere sfumature sue proprie. Decodificare un riferimento nella vita di tutti i giorni pu\u00f2 fare la differenza nell\u2019esito pi\u00f9 o meno felice di ci\u00f2 che stiamo realizzando, nel successo dell\u2019azione che stiamo compiendo, nella conclusione positiva di un nostro progetto, piccolo o grande che sia. In una societ\u00e0 meno complessa della nostra diremmo che la capacit\u00e0 di interpretare \u00e8 vitale per la sopravvivenza dell&#8217;individuo e quindi della specie. Oggi questa affermazione pu\u00f2 sembrare un po\u2019 troppo ingenuamente etologica; forse lo \u00e8 meno di quello che appare, ma non questo il punto del discorso. Ci\u00f2 che voglio sottolineare \u00e8 che nel caso dell\u2019opera d\u2019arte questo stato di necessit\u00e0 sembra rilassarsi; capire o meno cosa voglia significare un\u2019opera d\u2019arte sembra non avere nessun risvolto pratico, nessuna ricaduta immediata nella vita di tutti i giorni. A meno, \u00e8 ovvio, di non essere un accademico o un critico d\u2019arte. Certo, la sensazione di \u201caver capito\u201d aumenta la nostra soddisfazione (e su questo punto toccher\u00e0 tornare), e magari titilla il nostro orgoglio mentre dimostriamo di saperla lunga agli amici che ancora si chiedono che cosa stanno guardando. Ma di pratico sembra esserci poco. E, del resto, se avessimo la sensazione che guardar quadri aumenta il successo materiale nella vita i musei sarebbero pieni anche di coloro che abitualmente frequentano le sale scommesse. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Nel senso che questa impressione non \u00e8 molto comune. Il che non significa che non sia vera. Lo vedremo.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Per ora partiamo dall\u2019inizio. Ci sono indubbiamente opere che sembrano venire incontro alla nostra voglia di decodificarle. Una buona e vasta categoria \u00e8 quella delle opere \u201cmimetiche\u201d, quelle che sembrano raffigurare qualche oggetto della vita reale. Per evitare di lasciar dietro qualche passaggio fondamentale, mi attardo nella definizione del concetto di \u201craffigurazione\u201d, che indico come la riproduzione di un oggetto in una forma non pienamente coincidente con quella dell\u2019oggetto stesso (cio\u00e8 non attraverso un clone, una copia indiscernibile), ma in modo che l\u2019esperienza visiva che se ne ha sia in qualche modo paragonabile a quella che si avrebbe al cospetto dell\u2019oggetto stesso <sup><a href=\"#footnote_1_624\" id=\"identifier_1_624\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una riflessione sulle differenze tra la realt&agrave; e la sua raffigurazione un testo a cui rivolgersi &egrave;: H von Helmholtz, Optisches &uuml;ber Malerei, 1884, trad it Ottica e Pittura, a cura di C. Cal&igrave;, Edizioni ETS, Pisa, 2022\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Finora niente di particolarmente originale; eppure gi\u00e0 in questi primi passi qualcosa di poco ordinario c\u2019\u00e8. Immaginiamo di stare guardando un quadro che raffigura una donna con un mantello color lapislazzulo ricamato di stelle con in braccio un neonato<sup><a href=\"#footnote_2_624\" id=\"identifier_2_624\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Potremmo fin qui dire di aver realizzato ci&ograve; che Erwin Panofsky chiamava analisi pre-iconografica\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Credo che gi\u00e0 sulla base di questa descrizione non propriamente ecfrastica siamo in grado di dire che ci\u00f2 che stiamo guardando \u00e8 una raffigurazione della Madonna con Ges\u00f9 Bambino. Ma questo riconoscimento scardina dalle fondamenta le basi della definizione che ho appena dato. Perch\u00e9 se per raffigurare mimeticamente un oggetto in un dipinto ho bisogno di ricreare l\u2019esperienza visiva diretta dell\u2019oggetto, nel mio caso almeno si tratta di un\u2019impresa disperata, dato che io non ho mai visto la Madonna. Nel senso che non l\u2019ho mai vista in carne ed ossa; eppure da essere umano educato in ambito cristiano so bene di chi si tratti. E qui viene fuori un punto: il riconoscimento apparentemente immediato della Vergine e del Cristo infante \u00e8 per me possibile in virt\u00f9 del mio bagaglio culturale. Posso quindi dire di riconoscere la Madonna ed il Bambino perch\u00e9 entrambi corrispondono alla descrizione che l\u2019iconografia della Vergine ha stabilizzato nei secoli. E, perch\u00e9 sia chiaro, un dipinto che raffigura la Vergine con il Bambino, non raffigura un altro dipinto. Questa eventuale spiegazione rimetterebbe in sella la giustificazione mimetica ma non \u00e8 sostenibile. Il dipinto di una Madonna con Bambino raffigura la Madonna con il Bambino.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Ma chi non avesse mai visto prima un\u2019immagine del genere e non sapesse chi possano essere le due figure ritratte &#8211; ad esempio un uomo appartenente ad una cultura ed una religione totalmente diverse dalla nostra &#8211; non sarebbe in grado di individuare a chi si riferiscano i due personaggi raffigurati. Magari il nostro lettore applicherebbe un principio riduzionista e ricondurrebbe la mimesi della Madonna con Bambino a quella di una madre con un neonato. Anche oggi esistono donne che vestono in maniera simile alla Vergine dei dipinti, e vederle accudire i loro figli pu\u00f2 offrire un\u2019esperienza che l\u2019opera d\u2019arte riproduce, o, per dirla come prima, \u201cmima\u201d.<sup><a href=\"#footnote_3_624\" id=\"identifier_3_624\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Se questo esempio sembra posto male, si pensi ad uno dei dipinti che raffigura Ester di fronte ad Assuero. Sono convinto che molti di coloro che frequentano musei e mostre dentro quel dipinto non ci vedono altro che una donna che sviene di fronte ad un uomo seduto su un trono con una corona in testa, quindi probabilmente un re.\">3<\/a><\/sup><\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>La domanda a questo punto \u00e8: ma questo spettatore \u201cinnocente\u201d, privo di ogni condizionamento culturale, avrebbe comunque attinto al pieno significato dell\u2019opera che sta guardando? O la decodifica della mimesi che egli \u00e8 in grado di attuare \u00e8 troppo povera per poter dar luogo ad una lettura adeguata?<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Senza contare che qualcosa pu\u00f2 sfuggire anche allo spettatore che condivide il contesto culturale dell\u2019autore. Supponiamo che la Sacra Maternit\u00e0 che stiamo guardando sia una tavola medievale. Impossibile che la nostra sensibilit\u00e0 non trovi strano quel bambino, che appare di aspetto estremamente poco avvenente. Potremmo liquidare la cosa dicendo che gli artisti medievali non sapevano dipingere i bambini. Con le giovani donne, invece, se la cavavano meglio: nel loro stile arcaico, le Madonne appaiono tutte intrise di una avvenente dolcezza. Insomma la risposta della rozzezza dello stile potrebbe non essere sufficientemente convincente. E allora? Che significa quell\u2019aspetto? La risposta \u00e8 nota da tempo: Ges\u00f9 in fasce era rappresentato come un \u201chomunculus\u201d, una specie di nano, un adulto delle dimensioni di un bambino perch\u00e9 la raffigurazione voleva tener conto della descrizione delle Scritture, che lo definivano gi\u00e0 completo e perfetto alla nascita. Con il passaggio all\u2019era moderna i Ges\u00f9 Bambino diventano pi\u00f9 simili ai neonati e questo pu\u00f2 essere visto come una conquista di un altro territorio da parte della mimesi. Quindi Madonne come giovani donne e il piccolo Ges\u00f9 come un baffuto bambolotto.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Ma non \u00e8 finita qui. Gi\u00e0 nel Medioevo le raffigurazioni di questi due personaggi erano accompagnate da quelle di alcuni oggetti, spesso ricorrenti. Uno era ad esempio un fiore rosso, spesso una rosa. Che con le sue spine e i suoi petali color del sangue, quella raffigurazione fosse una prefigurazione della passione e morte di Ges\u00f9, \u00e8 un\u2019ipotesi a cui possiamo arrivare facilmente. Appena meno immediata potrebbe risultare la presenza della raffigurazione del piccolo uccello &#8211; della grandezza di un passero &#8211; che spesso compare tra le mani del Bambino. Magari con la sua capacit\u00e0 di stare tra il cielo e la terra &#8211; tipica degli uccelli &#8211; l\u2019animaletto rimanda alla natura umana e divina del Cristo? Chiss\u00e0. L\u2019ipotesi pi\u00f9 accreditata \u00e8 che si tratti di un cardellino, passeriforme che si nutre di cardi, come dice il nome. Poich\u00e9 \u00e8 con un tipo di cardo che fu costruita la corona di spine con cui Cristo fu martirizzato, pare che anche questo sia una prefigurazione della tragica sorte a cui andr\u00e0 incontro quel Bambino che la madre stringe affettuosamente tra le braccia.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>\u00c8 appena il caso di notare che le ipotesi sul significato del fiore e dell\u2019uccellino hanno bisogno di una minima competenza di storia dell\u2019arte (e di zoologia e botanica!), ma poggiano sulla conoscenza della identit\u00e0, della natura e delle vicende dei personaggi raffigurati.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Inoltre, tanto per complicare le cose, c\u2019\u00e8 da dire che la questione non riguarda solo gli oggetti. Anche i gesti raffigurati &#8211; che pure hanno un ruolo importante nel definire il significato di un\u2019opera &#8211; hanno bisogno di una interpretazione. Nel caso che ho preso ad esempio, il Bambino pu\u00f2 essere colto in un atteggiamento affettuoso verso la Madre o raffigurato in un gesto benedicente che lo distacca dal contatto materno. Nell\u2019opera del Beato Angelico \u00e8 possibile trovare esempi di entrambi gli atteggiamenti: La Madonna col Bambino fra S. Domenico e S. Caterina d&#8217;Alessandria dei Musei Vaticani, e la Madonna con Bambino della Galleria Sabauda di Torino. Anche qui i gesti \u201cmimano\u201d un atteggiamento pi\u00f9 o meno universalmente noto che contribuisce al clima complessivo del dipinto.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Insomma, gi\u00e0 questi pochi e tutto sommato arcinoti esempi ci pongono delle domande. Se il significato di un dipinto \u201cmimetico\u201d sta in ci\u00f2 che riproduce, perch\u00e9 non ci si accontenta (o almeno perch\u00e9 non tutti si accontentano) di dire che quelli che stiamo guardando non sono semplicemente una donna con bambino, una rosa e un cardellino, ma che stiamo in realt\u00e0 parlando di una Madonna con Bambino e Simboli della Passione? O magari che stiamo contemplando una riflessione sul dramma umano del Redentore, piuttosto che sulla sua essenza divina, che lo accomuna al Creatore? E in alcuni casi questa tensione tra divino ed umano non pu\u00f2 alludere ad una metafora dell\u2019esistenza umana, giocata sulla nostra doppia natura, sensibile e riflessiva, emotiva e cognitiva? Al di l\u00e0 di tutte queste fantasiose ipotesi, la prima interpretazione, quella semplice e diretta, non \u00e8 sufficiente a farci dire di aver afferrato il significato dell\u2019opera che stiamo guardando?<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Il punto \u00e8 che il significato non \u00e8 un concetto monolitico, ma piuttosto \u00e8 un\u2019entit\u00e0 che si articola intorno ad un nucleo centrale, pi\u00f9 o meno stabile e condiviso da tutti coloro che vi accedono tramite la decodifica dei segni (nel nostro caso le immagini) che vi si riferiscono. La linguistica ci ha abituati a chiamare \u201cdenotazione\u201d questo nucleo, sul quale si installano relazioni tra lo stesso oggetto (ad esempio la donna-vestita-con-un-manto-color-lapislazzulo) e altri oggetti \u201criferiti\u201d (ad esempio la Vergine). Questo tipo di significato \u201csecondo\u201d \u00e8 invece indicato come \u201cconnotazione\u201d. Roland Barthes chiamava le connotazioni \u201csignificati aggiunti\u201d e li associava, come \u00e8 capitato qui, con la cultura, il sapere, la storia.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Questa articolazione del significato \u00e8 stata collegata alla comunicazione linguistica, ma da tempo essa \u00e8 applicata anche ai segni visuali &#8211; le icone secondo la definizione di Pierce. La decifrazione delle icone, anche se \u00e8 basata sulla somiglianza fisica del segno all\u2019oggetto a cui significativamente si riferisce, non \u00e8 immediata come potrebbe sembrare ma risulta anch\u2019essa frutto di un processo di interpretazione, come il semplice esempio riportato pu\u00f2 contribuire a dimostrare.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>In pratica quindi non esiste un oggetto visuale che mentre si offre alla nostra percezione non si esponga alla nostra interpretazione, la quale articola i suoi risultati in una costellazione di significati organizzati in uno principale, o denotato, e in una serie di significati aggiunti, o connotati. Poich\u00e9 la connotazione nasce dall\u2019uso dell\u2019oggetto visuale nella comunicazione, \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile avere un segno visuale che riferisca al solo significato denotato. In altre parole non esiste significato denotato senza almeno un significato connotato. Ma \u00e8 possibile che accada il contrario, che esista un segno dotato di soli significati connotati, che si articolano intorno ad un\u2019assenza di denotazione?<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>La risposta a questa domanda \u00e8 ovviamente affermativa. Esistono infatti almeno due sistemi di segni escogitati dall\u2019uomo che producono significati non denotati: la musica assoluta (vale a dire senza testo) e, pi\u00f9 interessante per quel che ci riguarda, l\u2019arte \u201cnon-mimetica\u201d. espressione con cui indico sia l\u2019arte astratta che quella informale. La prima \u201castrae\u201d appunto alcuni elementi dalla realt\u00e0 fino a rendere quasi irriconoscibile la loro fonte \u201cdenotata\u201d, mentre la seconda invece rinuncia &#8211; almeno in principio &#8211; ad una qualsiasi organizzazione formale dell\u2019opera. Entrambi questi generi &#8220;sfilano&#8221; il significato denotato dai segni che costituiscono l\u2019opera, lasciando in piedi i soli significati connotati. In questi casi, lo sforzo interpretativo che sta dietro la domanda \u201ccosa significa?\u201d diventa pi\u00f9 complesso, dato che si perde l\u2019ancoraggio con un contenuto stabile e condivisibile.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>D\u2019altra parte \u00e8 abbastanza scontato che il solo significato denotato non sia sufficiente per determinare la propria esperienza con l\u2019opera d\u2019arte. Considerando il solo significato denotato le migliaia di Vergini con il Bambino dipinte in duemila anni di storia dell\u2019arte sarebbero indistinguibili tra loro. La vera differenza sembrerebbero allora farla i significati connotati, elementi che ci parlano di contenuti pi\u00f9 parziali e sfumati. Certo, se i significati connotati dipendono dalla cultura e dalle esperienze private e sociali di chi guarda, allora l\u2019ideale di un\u2019Arte pienamente condivisibile dall\u2019intero consesso degli uomini sembra perdere consistenza.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Ma \u00e8 poi vero che l\u2019arte \u201cnon-mimetica\u201d \u00e8 priva di ogni significato denotato? Chiaramente la domanda ha senso solo per quelle immagini che non hanno nessun tipo di rapporto di riproduzione con la realt\u00e0 esterna. Le \u201cDemoiselles d&#8217;Avignon\u201d di Picasso possono piacere o meno, ma anche a chi non la considera grande arte (o non la considera arte per niente) non sfugge che la tela raffigura delle donne. Ha senso chiedersi se vi sia un significato denotato nei casi in cui tale significato a prima vista manchi completamente di denotazione <sup><a href=\"#footnote_4_624\" id=\"identifier_4_624\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ovviamente escludiamo gli esempi di pareidolia, che al pi&ugrave; sono indicativi della nostra ossessione per l&rsquo;interpretazione, che in casi come questo si muove &ldquo;a vuoto&rdquo; cercando significati denotati &ndash; ad esempio la nuvola che somiglia alla testa di un cane &ndash; anche quando in realt&agrave; non esistono\">4<\/a><\/sup>. Un buon esempio \u00e8 il plasticismo astratto di Piet Mondrian. Che denotazione hanno quelle griglie irregolari di linee verticali ed orizzontali? Io non ne vedo <sup><a href=\"#footnote_5_624\" id=\"identifier_5_624\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nelle opere realizzate negli Stati Uniti sembra esserci un riferimento alla struttura urbanistica di New York, dove Mondrian risiedeva\">5<\/a><\/sup>; la forma rigorosa e i colori puri sembrano parlarci (forse) del tentativo di accedere ad una configurazione pura ed equilibrata. \u00c8 forse l\u2019equilibrio, o la tensione verso di esso, il significato denotato dai quadri di Mondrian?<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Un\u2019ipotesi che ha il merito di indicare una strada verso una lettura dell\u2019esperienza estetica legata alle opere non mimetiche \u00e8 che il significato denotato di ogni elemento \u00e8 l\u2019elemento stesso, cos\u00ec come l\u2019opera nel suo complesso denota nient\u2019altro che se stessa. I tagli di Fontana non sono altro che tagli; tutto ci\u00f2 che suggeriscono rispetto alla loro presenza sulla tela e nello spazio sono significati connotati.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>L\u2019esperienza estetica basata su elementi denotati cos\u00ec elementari pu\u00f2 disorientare il lettore dell\u2019opera ben oltre la presunta mancanza di familiarit\u00e0 con il linguaggio dell\u2019arte \u201cnon-mimetica\u201d, con cui ormai il nostro gusto convive da oltre un secolo. Una riduzione dell\u2019aspettativa di interpretazione denotata (cosa raffigura il quadro) ha bisogno di una percezione che si sintonizzi su un livello pi\u00f9 elementare, in cui a contare sono stimoli estetici basilari, e forse per questo potenzialmente pi\u00f9 universali. Non che anche in caso di arte astratta o informale l\u2019esistenza di un contesto culturale sia del tutto irrilevante. Ad esempio le traiettorie oculari determinate dalle abitudini di lettura delle varie culture influiscono sulle saccadi e di conseguenza sull\u2019ordine di successione degli stimoli che l\u2019opera offre alla nostra visione.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Ma, tornando alla domanda, siamo sicuri che affermare che un\u2019opera significa solo se stessa, non voglia in fin dei conti dire che in realt\u00e0 essa non significhi nulla? E che quindi l\u2019evaporazione del suo riferimento mimetico lasci l\u2019opera senza senso, e il lettore senza un appiglio (e un motivo) per guardarla?<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Una eventuale risposta affermativa a questa domanda finirebbe per confermare la sostanziale equivalenza di tutte le opere che raffigurano gli stessi oggetti. Una Madonna con Bambino di Raffaello avrebbe lo stesso interesse di una raffigurazione seriale su una immaginetta sacra di quelle che si distribuiscono in parrocchia, realizzate da un grafico senza particolare ispirazione. Certo, si potrebbe dire che l\u2019opera di Raffaello \u00e8 preferibile perch\u00e9 \u201craffigura meglio\u201d il suo soggetto; \u00e8 questo \u00e8 probabilmente vero, ma certo non nel senso che la Madonna di Raffaello \u201csomiglia di pi\u00f9\u201d alla Madonna (o semplicemente ad una giovane donna) rispetto ad un altro dipinto. Dando per acquisito il primato di Raffaello, di sicuro esso non si risolve in un gioco puramente copiativo della realt\u00e0, ma in un&#8217;interpretazione che si poggia su valori secondari, connotativi.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Insomma raffigurare oggetti in maniera fedele \u00e8 solo una parte della questione e riconoscere gli oggetti in tali raffigurazioni \u00e8 solo una parte del gioco, e forse anche la meno interessante. La parte pi\u00f9 preziosa e stimolante sta nel lavorare sugli aspetti connotativi degli stimoli visuali che l\u2019opera d\u2019arte sottopone alla nostra esperienza, cercando di farli emergere e di connetterli in un gioco di ipotesi smentite e conferme che partono dalle nostre percezioni. In alcuni casi scopriamo che il gioco \u00e8 estremamente gratificante: la tensione tra intuizioni e verifiche si risolve in una sensazione in cui sembra che le capacit\u00e0 che regolano e determinano il nostro modo di stare nel mondo \u201cfunzionino\u201d in maniera efficace e straordinariamente creativa. E questa sensazione \u00e8 forse l\u2019oggetto a cui pi\u00f9 di altri vale la pena di associare il nome di \u201cbellezza\u201d.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>Quando si parla di Arte, la bellezza finisce per essere un argomento inevitabile quanto delicato, visto che il termine \u00e8 tra i pi\u00f9 ambigui e polisemici del nostro dizionario. L\u2019aspetto pi\u00f9 fuorviante (e quindi pi\u00f9 pericoloso) nella ricerca di un senso dell\u2019esperienza estetica, sta nel far coincidere la bellezza con la piacevolezza, con la gradevolezza estetica. Cercare di definire in maniera univoca cosa divida l\u2019estetico dal piacevole non \u00e8 impresa facile; con una battuta si potrebbe dire che la piacevolezza \u00e8 il pret-\u00e0-porter della bellezza, una sua versione meno problematica e profonda, che fa affidamento sulle nostre caratteristiche ed abitudini percettive senza metterle particolarmente alla prova. Rispettare la nostra attitudine alla simmetria, allo sviluppo della forma che asseconda le caratteristiche di prevedibilit\u00e0 gestaltiche e rende affidabile e diretta la nostra lettura, alla corrispondenza di colori secondo gli schemi di frequenze che risultano gradevoli all\u2019occhio \u00e8 il modo pi\u00f9 semplice per assecondare la nostra esplorazione visuale e trasformarla in un\u2019esperienza rilassante e piacevole. Di conseguenza le sensazioni suscitate sono quelle gradevoli e rassicuranti; nessuna sfida alla nostra capacit\u00e0 di dare un senso a ci\u00f2 che vediamo. La bellezza ha invece in s\u00e9 una componente di conquista, \u00e8 una sfida che si conclude vittoriosamente ma non senza aver affrontato uno sforzo di percezione e interpretazione. Di fronte alla bellezza, abbiamo l\u2019impressione di decifrare un messaggio di cui siamo i primi lettori; di osservare una verit\u00e0 che sembra formarsi di fronte ai nostri occhi, e che ci pare destinata a noi da sempre. Ecco, \u00e8 questo senso di scoperta, di epifania privata a costituire il nucleo della bellezza, esperienza personale che non ci stanchiamo mai di tentare di condividere.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p>E le opere non-mimetiche? Ne esistono di piacevoli? Sicuramente s\u00ec, anche se la loro attitudine antirealistica le rende sospette a chi ritiene che il primo scopo della pittura sia denotare una porzione di realt\u00e0. Ma anche in questo campo tali opere ci raccontano qualcosa di interessante, e cio\u00e8 che per una pittura che non raffigura nulla di concreto, la pura piacevolezza d\u00e0 vita a opere che restano confinate nell\u2019ambito del decorativo. In fin dei conti le decorazioni sono espressioni astratte &#8211; e anche, pur se pi\u00f9 raramente, informali &#8211; che si sviluppano per simmetrie, ripetizioni di moduli, accostamenti cromatici gradevoli creando una sorta di falso bordone visuale, di cornice rassicurante predisposta come contorni per contenuti pi\u00f9 interessanti. Anche l\u2019utilizzo in prestito di opere non-mimetiche per scopi decorativi &#8211; si pensi ad esempio alle decorazioni in stile Mondrian che spesso si vedono su borse e servizi di piatti &#8211; finisce per stemperare in una sensazione analgesica e rassicurante tutta la loro carica spiazzante, per gettare in un angolo il guanto di sfida che esse ci lanciano spingendoci a chiederci \u201ccosa significa\u201d anche di fronte alle cose pi\u00f9 semplici, agli stimoli pi\u00f9 puri. Un impulso ad esplorare le radici della nostra capacit\u00e0 di decodificare il mondo.<\/p>\r\n<!-- \/wp:paragraph --><ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_1_624\" class=\"footnote\">Per una riflessione sulle differenze tra la realt\u00e0 e la sua raffigurazione un testo a cui rivolgersi \u00e8: H von Helmholtz, Optisches \u00fcber Malerei, 1884, trad it Ottica e Pittura, a cura di C. Cal\u00ec, Edizioni ETS, Pisa, 2022<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_1_624\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_624\" class=\"footnote\">Potremmo fin qui dire di aver realizzato ci\u00f2 che Erwin Panofsky chiamava analisi pre-iconografica<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_2_624\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_624\" class=\"footnote\">Se questo esempio sembra posto male, si pensi ad uno dei dipinti che raffigura Ester di fronte ad Assuero. Sono convinto che molti di coloro che frequentano musei e mostre dentro quel dipinto non ci vedono altro che una donna che sviene di fronte ad un uomo seduto su un trono con una corona in testa, quindi probabilmente un re.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_3_624\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_624\" class=\"footnote\">ovviamente escludiamo gli esempi di pareidolia, che al pi\u00f9 sono indicativi della nostra ossessione per l\u2019interpretazione, che in casi come questo si muove \u201ca vuoto\u201d cercando significati denotati &#8211; ad esempio la nuvola che somiglia alla testa di un cane &#8211; anche quando in realt\u00e0 non esistono<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_4_624\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_624\" class=\"footnote\">Nelle opere realizzate negli Stati Uniti sembra esserci un riferimento alla struttura urbanistica di New York, dove Mondrian risiedeva<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_5_624\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>English version in preparation. 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